Cosa valutare prima di scegliere
Sapere chi ha invitato chi
Il dato che regge tutto il programma è un campo «invitato da» nella scheda del nuovo cliente, riempito con il codice di chi lo ha mandato. Controlla che lo strumento permetta campi personalizzati, che il modulo d’iscrizione o la pagina d’ordine possano compilarlo e che un’etichetta segni lo stato: invitato, ha comprato, premio consegnato. In negozio basta chiedere alla cassa «chi ti manda?» e inserire il codice a mano, ma qualcuno deve farlo ogni volta.
Premio per chi invita e per chi arriva
Un buon programma ricompensa entrambi: uno sconto o un omaggio al nuovo cliente, un credito o un servizio a chi lo ha portato. L’email deve confermare a ciascuno che cosa ha ottenuto e come usarlo, con data di scadenza e condizioni scritte. Verifica che si possano programmare due messaggi diversi dallo stesso evento. Se il premio è in denaro o in buoni, in Italia entrano in gioco le norme su concorsi e operazioni a premio: prima di annunciarlo leggi il regolamento applicabile o fatti guidare da chi segue il tuo negozio.
Tre gruppi da non mescolare
Chi ha già invitato qualcuno, chi è arrivato grazie a un invito e chi non ha mai partecipato hanno bisogno di messaggi diversi. Serve uno strumento che costruisca segmenti da etichette e campi, non da liste separate da tenere allineate a mano. Chi invita riceve un grazie e il punto della situazione, il nuovo arrivato un benvenuto che nomina chi lo ha mandato, gli altri un solo promemoria con il codice. Conta anche poter togliere dal gruppo chi ha chiesto di non ricevere più inviti.
Consenso di chi riceve l’invito
L’amico invitato non ha dato alcun consenso alla tua azienda. Quindi non caricare nello strumento gli indirizzi che il cliente digita nel tuo sito, né inviare per conto suo un messaggio promozionale: l’invito lo condivide il cliente stesso, con un link o un codice, e l’amico si iscrive da solo. Controlla che il modulo registri data e fonte dell’iscrizione.
Controllo degli abusi prima del premio
Dove c’è un premio, c’è chi prova a incassarlo due volte: ci si invita da soli con un secondo indirizzo, si pubblica il codice su siti di sconti. Cerca strumenti che permettano un passaggio di verifica prima di consegnare il premio, con una condizione, un’attesa o un’approvazione manuale. Aspetta che sia scaduto il periodo di recesso o di reso prima di premiare un acquisto online. Limita il premio a una persona per nucleo familiare e scrivilo nelle condizioni.
Costo di una lista che si allarga
Ogni invito accettato aggiunge un contatto, e molti prezzi crescono per persona in lista. Controlla se paghi per contatti, per invii o per fasce, se chi si disiscrive continua a pesare sul conto e quante azioni puoi mettere in una singola automazione: nei livelli bassi di alcuni strumenti il limite è di poche azioni, troppo poche per verifica, premio e promemoria. Simula il prezzo con la lista che avrai tra un anno, non con quella di oggi.
Domande frequenti
Quanto spesso ricordo il programma ai clienti?
Due o tre volte l’anno bastano, agganciate a momenti in cui il cliente è già contento: dopo una consegna andata bene, dopo la seconda visita, al rinnovo. Un promemoria mensile a tutti stanca e porta disiscrizioni. Dopo il lancio manda un secondo messaggio solo a chi ha aperto il primo e non ha ancora usato il codice. Se un cliente ha già portato qualcuno, ringrazialo invece di rilanciare l’invito: è il segnale più chiaro che la lista è curata.
Che cosa scrivo nell’email d’invito di un programma passaparola?
Poche righe e un solo gesto da compiere. Spiega cosa ottiene l’amico, per esempio la prima consegna o il primo servizio a condizioni migliori, cosa ottieni tu e come si usa il codice personale. Scrivi cifre e scadenza invece di «premio speciale»: chi legge deve capire in dieci secondi. Metti il codice ben visibile, con un link già compilato, e prepara una frase breve che il cliente può inoltrare su WhatsApp senza doverla riscrivere.
Quando consegno il premio a chi ha portato un amico?
Appena l’amico ha pagato, ma dopo i termini entro cui può ripensarci. Per un acquisto online conviene attendere la fine del periodo di recesso e controllare che l’ordine non sia stato reso; per un servizio in studio, la prima prestazione effettivamente svolta. Scrivi questa regola nel regolamento e ripetila nella conferma: «il tuo premio arriva dopo la prima visita dell’amico». Un’attesa dichiarata infastidisce molto meno di un premio ritirato dopo averlo promesso.
Posso chiedere ai clienti di inserire gli indirizzi dei loro amici?
Meglio di no. Se il cliente digita nel tuo sito l’email di un amico e tu gli scrivi, quell’amico riceve un messaggio promozionale che non ha chiesto, e il suo consenso non esiste. È più sicuro e più efficace dare al cliente un link o un codice che manda lui, per WhatsApp o a voce: l’amico arriva sul tuo modulo, legge l’informativa e si iscrive da solo. Per un invio diretto, fai valutare il caso al tuo DPO.
Un programma «porta un amico» è un’operazione a premio?
Dipende da come lo costruisci, e non si decide a occhio. In Italia concorsi e operazioni a premio hanno una disciplina propria, con un regolamento e adempimenti che cambiano secondo il tipo di premio. Uno sconto o un servizio in più per chi invita può essere trattato in modo diverso da un premio in natura assegnato al raggiungimento di una soglia. Prima di lanciare, sottoponi il meccanismo a un consulente o alla tua associazione di categoria e pubblica il regolamento sul sito.
Come impedisco che qualcuno si inviti da solo?
Il caso classico è chi usa un secondo indirizzo per incassare due premi. Una barriera perfetta non esiste, ma bastano poche regole: premio solo dopo il primo acquisto effettivo, un controllo su nome, indirizzo di consegna o telefono uguali a quelli di chi invita, un tetto di premi per cliente. Chiedi allo strumento un passaggio di verifica prima dell’invio del premio e guarda ogni mese i casi sospetti. Con poche decine di inviti l’occhio umano è sufficiente.
Funziona anche per studi professionali o centri con dati sanitari?
Funziona, con più cautela. Se sei uno studio sanitario, legale o di consulenza, le regole deontologiche e dell’Ordine possono limitare pubblicità e premi: verificale prima di prometterne. I dati sulla salute sono categorie particolari: non metterli in campi o etichette dello strumento email e non scrivere nell’invito che cosa ha curato l’amico. Il codice può essere un semplice numero, e il grazie una comunicazione amministrativa, non una frase sul trattamento.
Posso citare per nome chi ha invitato più amici?
Solo con il suo permesso esplicito, e come scelta facoltativa. Una classifica pubblica con nomi e cognomi tratta dati personali e può mettere a disagio chi non vuole comparire. Meglio un grazie privato oppure una frase anonima come «questo mese diversi nuovi clienti sono arrivati grazie ai vostri consigli». Se citi numeri, che siano quelli reali del tuo gestionale, senza arrotondarli per fare effetto: chi ha invitato un amico ricorda bene quanti ne ha portati.
Come capisco se il passaparola porta clienti che restano?
Dai a ogni cliente un codice distinto e confronta due gruppi: chi arriva con un invito e chi arriva da altri canali. Guarda quanti tornano dopo tre o sei mesi, la spesa media e le disdette; il numero di inviti spediti conta meno di quanti diventano una prima vendita. Calcola il costo del premio per ogni cliente acquisito e confrontalo con quello della pubblicità. Annota tutto in un foglio mensile: dopo un anno vedrai se il programma conviene davvero.
Come gestisco il codice se l’amico compra in negozio e non online?
Il codice deve funzionare anche senza schermo. Stampalo su un biglietto o mandalo con un messaggio che il cliente mostra in cassa, e chiedi all’addetto di annotarlo nel gestionale o su un modulo da trascrivere nello strumento email a fine giornata. Senza questo passaggio l’invito esiste ma non risulta mai collegato a una vendita. Con un solo punto vendita basta un timbro sul biglietto; con più negozi decidi chi inserisce il dato e quando.