Campagne Email
Aggiornato 2026

Lista d’attesa a costo zero: l’email prima che il prodotto esista

Prima del primo cliente l’email serve a una cosa sola: capire chi vuole davvero il prodotto e avere un indirizzo a cui scrivere il giorno del lancio. Kit è il punto di partenza più sensato, perché il piano gratuito, secondo kit.com/pricing, arriva a 10.000 iscritti con moduli, pagine di iscrizione e invii illimitati. Il limite è netto: sequenze e automazioni visuali partono dal livello a pagamento, quindi il benvenuto automatico non c’è. Scegli pensando al giorno in cui la lista dovrà diventare clienti, e raccogli il consenso come se dovessi dimostrarlo.

Strumenti consigliati

01

Kit (ConvertKit)

Kit è la scelta migliore per una lista d’attesa senza budget: il piano gratuito, secondo kit.com/pricing, ammette fino a 10.000 iscritti e comprende moduli, pagine di iscrizione, etichette e invii illimitati, una soglia tra le più alte dei piani gratuiti qui confrontati. Il limite è che le sequenze automatiche e le automazioni visuali partono dal livello Creator, a 33 $ al mese per 1.000 iscritti con pagamento annuale: fino ad allora il messaggio di benvenuto lo mandi a mano.

Scelta migliore

kit.com

02

Brevo

Con Brevo il benvenuto automatico non costa nulla finché la lista d’attesa resta piccola. Con 2.000 iscritti in attesa, il tetto giornaliero del gratuito spalma l’annuncio del lancio su una settimana invece che su un giorno: pesa se la data è fissata. Starter, a 9 $ al mese secondo brevo.com/pricing, toglie quel limite.

Ideale per un benvenuto automatico gratis

brevo.com

03

MailerLite

MailerLite ha un editor semplice e, secondo mailerlite.com/pricing, un gratuito che si ferma a 250 iscritti. Va bene per i mesi di interviste con poche decine di persone e per provare una proposta; basta un buon articolo condiviso per superare la soglia, e allora paghi, da 12 $ al mese per 500 iscritti, o cambi. Verifica quali automazioni comprende il gratuito.

Ideale per una fase di interviste

mailerlite.com

04

Beehiiv

Se prima del prodotto pubblichi una newsletter su un tema, beehiiv offre un sito di pubblicazione con iscrizioni e un piano gratuito fino a 2.500 iscritti, secondo beehiiv.com/pricing, con una sola pubblicazione. Il pubblico che costruisci è però di lettori, non ancora di clienti: al lancio dovrai convincerli due volte, e i piani a pagamento partono da 49 $ al mese (Lite, pagamento annuale).

Ideale se scrivi prima del prodotto

beehiiv.com

05

Mailchimp

Mailchimp offre un gratuito da 250 contatti, secondo mailchimp.com/pricing. Per una startup senza ricavi è il più stretto del gruppo: una lista d’attesa che cresce lo supera presto, e Standard parte da 20 $ al mese per 500 contatti. Ha senso solo se qualcuno del team lo conosce già.

Ideale per una prima prova senza impegno

mailchimp.com

06

Omnisend

Un e-shop non ancora aperto ha poco da automatizzare: Omnisend ha senso quando avrai prodotti e ordini da collegare. Sulla lista d’attesa il gratuito si consuma in fretta: secondo omnisend.com/pricing si ferma a 250 contatti e 500 email al mese, quindi due invii bastano a svuotarlo. Per il collegamento al negozio verifica se esiste un connettore nativo, un collegamento Zapier o Make oppure solo l’esportazione CSV.

Ideale se il prodotto sarà un e-shop

omnisend.com

07

Moosend

Moosend non ha un piano gratuito ma 30 giorni di prova senza carta, secondo moosend.com/pricing: utile per collaudare automazioni vere nelle settimane prima del lancio senza impegno. Il piano Pro parte da 7 $ al mese per 500 contatti con pagamento annuale. Il rischio è che la prova scada con la lista ancora ferma, e a quel punto paghi per qualcosa che non usi.

Ideale per provare un mese a fondo

moosend.com

Cosa valutare prima di scegliere

Il limite che scatta per primo

Ogni piano gratuito ha un tetto diverso, e conta quello che ti blocca per primo. Alcuni limitano gli iscritti a poche centinaia, altri gli invii al giorno, altri ancora tolgono le sequenze automatiche. Scrivi il tuo scenario del lancio, per esempio duemila persone da avvisare in un giorno, e prova a infilarlo nel piano gratuito: se non ci sta, sai già quale ostacolo troverai e quanto costerà superarlo.

Una pagina di iscrizione prima del sito

La lista d’attesa nasce quasi sempre su una pagina sola, con un titolo, due righe sul problema che risolvi e un campo email. Controlla che lo strumento offra pagine e moduli senza chiederti un sito già pronto, che puoi collegarle al tuo dominio e che dopo l’iscrizione compaia una pagina di conferma. Aggiungi al massimo una domanda facoltativa, per esempio «quale problema vorresti risolvere?»: ogni campo in più fa perdere iscritti.

Consenso chiaro per la lista d’attesa

Chi si iscrive deve sapere a che cosa dice sì: «ti scriveremo quando il prodotto sarà pronto e per qualche novità». Registra data, ora e pagina di iscrizione, usa la conferma via email se lo strumento la prevede e collega l’informativa privacy al modulo. Se la società non è ancora costituita, chiarisci con un commercialista o un legale chi risulta titolare del trattamento: l’informativa deve indicarlo, e va aggiornata quando nasce la società.

Imparare dalla lista, non solo contarla

Prima del prodotto la lista vale per ciò che ti insegna. Cerca uno strumento che permetta di etichettare chi arriva da canali diversi, di vedere chi clicca su quale link e di leggere le risposte in una casella sola. Metti nel messaggio due link con proposte diverse e guarda quale attira di più: con poche centinaia di persone non otterrai statistiche, ma capirai quali promesse interessano e quali lasciano indifferenti.

Uscire senza perdere la prova del consenso

Quasi certamente cambierai strumento, quando arriverà il primo cliente o la prima sequenza. Prova subito l’esportazione: il file deve contenere indirizzo, data di iscrizione, fonte, etichette e chi si è tolto. Senza la data del consenso, la lista non vale nulla altrove. Controlla anche che il piano gratuito non cancelli i contatti dopo un periodo di inattività, e che i disiscritti restino segnati come tali dopo la migrazione.

Il conto dopo il lancio

La lista che oggi costa zero dopo il lancio cresce, e molti prezzi seguono il numero di iscritti. Calcola già ora che cosa pagheresti a 1.000 e a 5.000 persone con gli strumenti in corto elenco, e confronta con il primo incasso previsto. Decidi la regola in anticipo: si paga solo quando un limite impedisce di fare qualcosa che serve, e non per sentirsi a posto. Prima di quel giorno, il piano gratuito basta.

Per approfondire

Domande frequenti

Posso raccogliere indirizzi prima di avere costituito la società?

Puoi, ma chiarisci chi è il titolare del trattamento. Finché la società non esiste, i dati li raccoglie una persona fisica o la tua ditta; quando nasce, aggiorna l’informativa e valuta con il consulente se serve avvisare gli iscritti del cambio di titolare. Se pensi alla qualifica di startup innovativa, requisiti e benefici li verifica il commercialista o il notaio che ti segue: non dipendono dall’email, ma conviene sapere subito chi firma l’informativa.

Che cosa scrivo a una lista d’attesa mentre il prodotto non c’è?

Racconta ciò che fai, non ciò che vorresti vendere: il problema che stai studiando, una cosa imparata questa settimana, uno schema del prodotto, una domanda a cui si risponde con un clic. Una volta al mese è sufficiente, e ogni messaggio deve chiedere una cosa sola. Chi si è iscritto vuole sentire che il progetto avanza e, se possibile, influenzarlo: chi risponde alla domanda è spesso il primo cliente, e merita una risposta personale.

Quante persone servono in lista prima di lanciare?

Non esiste una soglia valida per tutti. Un segnale più affidabile del numero è la reazione: scrivi a venti iscritti con una proposta concreta, per esempio un preordine o una chiamata di venti minuti, e conta chi risponde. Se rispondono in tre, hai più informazioni che da duemila indirizzi silenziosi. Evita di annunciare date che non puoi mantenere solo per tenere vivo l’interesse: una lista piccola e attenta rende più di una grande e fredda.

Come trovo i primi cento iscritti senza un pubblico?

Parti dalle persone con cui hai già parlato: ognuna riceve un messaggio personale con il link alla pagina, e si iscrive da sola. Poi vai dove sta il problema che risolvi: comunità di settore, associazioni di categoria, eventi locali, incontri con incubatori e acceleratori del tuo territorio, dove spesso puoi presentare il progetto. Chiedi a ogni persona intervistata chi altro dovrebbe saperlo e manda a quella persona un invito diretto. Rispondi sempre in giornata.

Serve un dominio mio per scrivere alla lista?

Sì, appena possibile e comunque prima del primo invio vero. Gli strumenti chiedono di dimostrare di essere proprietario del dominio e di aggiungere nel gestore del dominio alcuni record, tra cui SPF e DKIM, che il fornitore indica passo passo. Un mittente su un indirizzo di posta gratuita dà all’iniziativa un aspetto provvisorio, e molti strumenti lo scoraggiano. Il dominio costa poco all’anno: registralo con il nome del progetto, non con il tuo.

Posso usare l’email per validare l’idea prima di scrivere codice?

Sì, ed è uno dei modi più economici. Una pagina descrive il problema e la soluzione prevista; a chi lascia l’indirizzo proponi una conversazione di venti minuti. Bastano tre domande: come risolvi oggi il problema, quanto ti costa in tempo o denaro, che cosa ti farebbe cambiare. Se proponi un preordine o un pagamento anticipato, verifica prima con un consulente gli obblighi verso i consumatori, tra cui il diritto di recesso, che cambiano secondo chi acquista.

Quando passo a un piano a pagamento?

Quando il piano gratuito ti impedisce di fare ciò che serve al prossimo passo, e il prossimo passo è legato a un incasso. Esempio: ti serve una sequenza di tre messaggi dopo la prova gratuita del prodotto, ma lo strumento la riserva ai piani a pagamento; oppure il tetto giornaliero ti impedisce di avvisare tutti il giorno del lancio. Finché mandi una newsletter al mese a poche centinaia di persone, un costo fisso in più non cambia nulla.

Un incubatore o un acceleratore può chiedermi la lista?

Non dare la lista: dai i numeri. Gli indirizzi sono dati personali di persone che hanno detto sì a te, non al programma. Mostrare quanti sono gli iscritti, da quale canale arrivano e quanti rispondono ai tuoi messaggi basta a dimostrare l’interesse. Se un’introduzione diretta ha senso, chiedi prima a ciascuno il consenso a essere presentato. Fai valutare al DPO o a un consulente privacy ogni condivisione prima di farla.

Come tengo viva una lista d’attesa per mesi?

Con un appuntamento fisso, anche mensile, e con regole di pulizia: chi non apre nulla per sei mesi riceve un ultimo messaggio che chiede se vuole restare, e senza risposta si toglie. Sembra una perdita, ma una lista ripulita mostra numeri veri e riduce le segnalazioni. Cambia formato ogni tanto: un video breve, un sondaggio da due clic, una domanda aperta. E non sparire per mesi, perché al ritorno nessuno ricorda perché si era iscritto.