Cosa valutare prima di scegliere
Alert generati dall’archivio degli annunci
Lo strumento di email non sa quali annunci corrispondono a un candidato: lo decide il tuo portale. Il compito dello strumento è ricevere da un sistema (API, webhook o file) il contenuto già pronto o l’evento da cui costruire l’alert. Chiedi allo sviluppatore se serve invio immediato o un riepilogo giornaliero, e al fornitore quali tempi di consegna garantisce e come gestisce le code quando molte persone ricevono lo stesso alert nello stesso minuto.
Frequenza scelta dall’utente, non dal portale
Un job alert ben fatto offre tre scelte: immediato, riepilogo giornaliero, riepilogo settimanale. Servono anche pause temporanee e la disiscrizione da un solo tipo di alert senza lasciare l’intero servizio. Controlla che lo strumento gestisca preferenze per categoria, abbia la disiscrizione in un clic e permetta di tenere separate le liste di alert, newsletter e comunicazioni di servizio. Chi non può regolare la frequenza finisce per segnalare le mail come spam.
Volume reale e tetti giornalieri
Con i job alert si paga e si incontrano limiti sul numero di invii, non sul numero di iscritti. Mille persone con un riepilogo giornaliero producono circa trentamila email al mese, e il piano gratuito di alcuni strumenti ha un limite giornaliero che si raggiunge subito. Prima di scegliere, calcola il volume mensile con tre scenari, confronta prezzi per scaglione e verifica cosa succede quando superi la soglia: blocco dell’invio o fatturazione extra.
Messaggi transazionali separati dagli alert
Conferma di candidatura, messaggio ricevuto da un’azienda e reimpostazione della password devono arrivare sempre, anche se un alert è stato segnalato come spam da molti utenti. Per questo servono mittente, flusso e possibilmente dominio distinti. Verifica se il fornitore offre email transazionali nello stesso account o in un prodotto separato, e come vengono contati nel piano. Un candidato che non riceve il codice di accesso non scrive al supporto: abbandona il portale.
Aziende inserzioniste: un pubblico a parte
Chi compra inserzioni ha referenti diversi (ufficio del personale, amministrazione) e un ciclo legato a pacchetti con scadenza. Servono campi per tipo di pacchetto, data di scadenza, numero di annunci pubblicati e ultimo accesso, per costruire promemoria di rinnovo e messaggi a chi non pubblica da tempo. Tieni questa lista distinta dai candidati e valuta se il lato aziende abbia bisogno di un CRM, più che di uno strumento di invio.
Consenso, profilazione e informativa degli alert
Un alert su misura implica che il portale conserva ricerche, località e preferenze: sono dati di profilazione e vanno descritti nell’informativa. Distingui l’iscrizione al servizio di alert da quella alla newsletter promozionale, con consensi separati e registrati. Chiedi al fornitore il DPA e dove si trovano i server, e fai verificare dal DPO come applicare l’art. 130 del Codice Privacy ai messaggi non strettamente legati al servizio richiesto.
Domande frequenti
Quanti annunci mettere in un job alert?
Da cinque a dieci annunci ordinati per pertinenza bastano, ciascuno con titolo, azienda, località e una riga di sintesi. Un elenco più lungo si legge male sul telefono e nasconde i migliori; meglio un link finale per vedere tutti i risultati. Mostra anche i criteri della ricerca salvata, così l’utente capisce perché riceve quel messaggio e può modificarli con un clic, invece di disiscriversi dall’intero servizio.
Come evito alert vuoti o ripetuti?
Salva per ogni utente l’identificativo degli annunci già inviati e confrontalo prima dell’invio: lo deve fare il tuo sistema, perché lo strumento di email non vede l’archivio. Se dopo il confronto l’elenco è vuoto, il messaggio non parte. Segna anche gli annunci scaduti, per non mandare mai un link a una pagina chiusa. Prima di attivare tutto, prova con un gruppo di collaboratori per qualche giorno e raccogli le segnalazioni su doppioni e link morti.
Cosa mandare ai candidati che hanno trovato lavoro?
Quando un utente comunica di aver trovato impiego, o un evento lo segnala, interrompi gli alert e invia un breve messaggio di auguri con una richiesta facoltativa di raccontare com’è andata. Poi passa a una cadenza bassa, ad esempio una newsletter mensile sul mondo del lavoro, solo se ha dato il consenso. Se non risponde, non cancellarlo da tutto: sospendi gli alert e lascia aperta la possibilità di riattivarli con un clic, che è il motivo per cui tornerà.
Che mail servono alle aziende che hanno pubblicato un annuncio?
Quattro messaggi coprono quasi tutto: conferma della pubblicazione con il link e la scadenza, avviso a pochi giorni dalla fine, riepilogo dei risultati (visualizzazioni e candidature, se il portale le misura) e proposta di rinnovo. Se l’azienda non pubblica da molti mesi, un messaggio personale del commerciale vale più di un invito automatico. Ogni messaggio indica un referente e non riporta numeri che il portale non può dimostrare.
Posso scrivere a studenti e neolaureati per stage e tirocini?
Sì, se hanno chiesto di ricevere offerte e se l’informativa è chiara. Per i minorenni valgono regole specifiche sul consenso: sotto i quattordici anni serve quello dei genitori (art. 2-quinquies del Codice Privacy), e comunque la possibilità di lavorare è limitata. Distingui tirocini, stage curriculari e offerte di lavoro, con segmenti diversi, e verifica con un consulente le regole sui contenuti degli annunci rivolti ai giovani.
Come uso la newsletter per attirare nuovi candidati?
Pubblica guide che servono davvero: come scrivere un CV, come prepararsi al colloquio, cosa chiedere in un contratto a termine, come leggere un annuncio. Una rubrica per ogni settore del portale funziona meglio di una newsletter unica. I mesi in cui molte persone ripensano al proprio lavoro, per esempio dopo l’estate e a inizio anno, sono occasioni per invitare a iscriversi: verifica sui tuoi dati quando salgono le iscrizioni. Non promettere risultati che il portale non controlla.
Come difendo i candidati dalle false offerte di lavoro?
Le truffe che usano il nome di un portale o di un’azienda, con richieste di denaro o di documenti, sono frequenti. Scrivi in ogni mail che nessuna azienda deve chiedere pagamenti per un colloquio, aggiungi una pagina per segnalare gli annunci sospetti e fai autenticare il dominio mittente (SPF, DKIM, DMARC) dal tuo tecnico. Non chiedere mai documenti d’identità per posta: indirizza a un’area riservata. Se rilevi una campagna di imitazione, avvisa subito gli iscritti.
Come misuro i risultati di alert e newsletter?
Le misure utili sono i clic su un annuncio, le candidature partite da un’email e le disiscrizioni per tipo di alert. Usa parametri UTM nei link per separare alert, riepiloghi e newsletter. Le aperture sono poco affidabili perché alcuni client di posta le generano automaticamente. Confronta alert immediati e riepiloghi giornalieri sullo stesso gruppo di utenti e annota ogni modifica. Non esistono riferimenti di mercato validi per tutti i portali, soprattutto quelli di nicchia.
Posso vendere spazi pubblicitari nella newsletter?
Sì, a patto di distinguere in modo chiaro i contenuti sponsorizzati da quelli editoriali, con un’etichetta come "contenuto sponsorizzato" o "pubblicità". Le regole sulla pubblicità ingannevole e quelle di autodisciplina, come il codice dello IAP, si applicano anche alle mail: confrontati con un consulente prima di usare formule ambigue. Limita gli spazi a pochi per invio e scegli inserzionisti pertinenti: un candidato che vede offerte non adatte perde fiducia nell’intera newsletter.