Cosa valutare prima di scegliere
Chi ha le chiavi del DNS
Prima di scegliere lo strumento scopri dove vive il DNS del tuo dominio: nel pannello di chi lo ha registrato, in quello dell’hosting o in mano a un’agenzia. Per un dominio .it il nome è registrato tramite un intermediario accreditato. Senza accesso non puoi aggiungere nulla. Se il webmaster non risponde in tempi brevi, la scelta dello strumento passa in secondo piano: chiedi accesso o delega scritta prima di iniziare, e salva i record esistenti in un file.
SPF: un solo record, pochi servizi
Per ogni dominio deve esistere un solo record SPF, che elenca tutti i servizi autorizzati a inviare. Fai l’inventario: posta aziendale, newsletter, gestionale, fatturazione, e-commerce, modulo di contatto del sito. Ogni servizio aggiunge una voce e le ricerche DNS consentite sono limitate, quindi una lista lunga può rendere il record non valido senza avvisi. Chiedi al fornitore l’esatta stringa da inserire e se quella voce si unisce a quelle già presenti.
DMARC: partire dal monitoraggio
Il DMARC si introduce in due tempi. Prima una politica che si limita a osservare, con un indirizzo che riceve i rapporti sugli invii fatti a nome del dominio; poi, quando tutti i mittenti legittimi risultano in regola, una politica più severa. I rapporti sono file tecnici difficili da leggere a mano: chiedi se il fornitore li mostra in forma leggibile o se serve un servizio esterno. Una politica restrittiva troppo presto blocca anche le tue email vere.
Firma DKIM con il tuo dominio
Una firma DKIM può essere apposta con il dominio del fornitore o con il tuo. Nel secondo caso il messaggio risulta allineato al mittente che il destinatario vede, ed è ciò che il DMARC controlla. Chiedi quindi se nel piano che scegli l’indirizzo mittente può essere del tuo dominio, se la firma usa quel dominio e se c’è un costo aggiuntivo. Evita indirizzi gratuiti come mittente di una campagna aziendale: non possono essere autenticati dal tuo strumento.
Requisiti dei grandi provider
Google e Yahoo hanno fissato condizioni più rigide per chi invia grandi volumi: autenticazione, disiscrizione semplice, tasso basso di segnalazioni. Non riportiamo qui cifre o date, perché le regole cambiano: apri le pagine ufficiali per i mittenti di Google e di Yahoo e confrontale con quello che il tuo strumento dichiara di fare. Chiedi al fornitore se i requisiti sono già coperti dal suo sistema e quali restano a carico tuo.
Verifica dopo ogni modifica
Dopo aver cambiato un record, manda un messaggio di prova a una tua casella Gmail, apri «mostra originale» e controlla che SPF, DKIM e DMARC risultino superati. Ripeti il controllo ogni volta che aggiungi un servizio che scrive a nome dell’azienda. Verifica se lo strumento mostra lo stato del dominio mittente e se ti avvisa quando un record non risulta più valido; se non lo fa, segna una scadenza periodica sul calendario.
Domande frequenti
Da dove comincio se non so chi gestisce il DNS del mio dominio?
Parti dal contratto o dalla fattura del dominio: lì trovi il fornitore presso cui è registrato. Poi chiedi a chi ha fatto il sito se i record sono sul registrar, sull’hosting o su un servizio come quello che protegge il sito. Se il DNS è affidato a un’agenzia, scrivile la lista dei record da aggiungere invece di chiederle di fare tutto. Prima di toccare qualsiasi cosa copia in un file i record attuali, soprattutto quelli della posta: sbagliare quelli può interrompere la ricezione delle email.
Posso avere due record SPF sullo stesso dominio?
No: ne deve esistere uno solo, e se ne pubblichi due i controlli possono fallire. Quando aggiungi un nuovo servizio, non creare un secondo record, ma inserisci la voce indicata dal fornitore dentro quello esistente. Capita spesso che l’agenzia ne aggiunga uno nuovo per ogni strumento, con il risultato che nessuno funziona. Se ne trovi più d’uno, unisci le voci, ricontrolla il numero di ricerche e conserva una copia del record di partenza per tornare indietro.
Che cosa significa che il DMARC non è allineato?
Il DMARC non si accontenta che SPF o DKIM passino: vuole che il dominio verificato coincida con quello scritto nel campo mittente che il destinatario vede. Succede che lo strumento di invio firmi con il proprio dominio e il controllo passi, ma senza allineamento. È il problema più frequente quando più servizi scrivono a nome dell’azienda. Lo risolvi facendo firmare il servizio con il tuo dominio, secondo le istruzioni del fornitore, e leggendo poi i rapporti per scovare i mittenti non allineati.
Quando passo da una politica di osservazione a una più severa?
Solo quando i rapporti, raccolti per un periodo che copra tutti i tuoi cicli di invio, mostrano che ogni mittente legittimo passa i controlli. Considera anche invii rari come la fatturazione di fine mese o la campagna di Natale: se non compaiono nei rapporti, non sai ancora se funzionano. Passa alla politica intermedia prima di quella che respinge i messaggi e, se non hai competenze interne, fatti seguire da un consulente informatico, perché un errore blocca anche le email vere.
La posta aziendale va modificata per la newsletter?
Non si sostituisce, si affianca. I record che già fanno funzionare la posta dei dipendenti restano dove sono; per la newsletter si aggiungono le voci indicate dal nuovo strumento. Se la casella è ospitata presso un servizio di posta esterno, la sua guida spiega quali record vanno mantenuti. Il rischio non è la newsletter in sé, ma cancellare per sbaglio un record di posta mentre si inserisce quello nuovo. Per questo conviene usare un sottodominio per le campagne e lasciare intatto il dominio principale.
Che cosa succede alle email inoltrate?
Quando un destinatario inoltra il tuo messaggio, il server che lo rimanda non è nell’elenco SPF del tuo dominio, quindi quel controllo può fallire. La firma DKIM, se il messaggio non viene modificato, viaggia con il testo e di solito regge. Per questo l’autenticazione si basa su entrambi e il DMARC chiede che almeno uno passi, allineato. Non ti serve un rimedio: ti serve sapere che alcuni rapporti mostreranno errori legati all’inoltro, che non vanno scambiati per un attacco.
Che cos’è il BIMI e mi serve?
Il BIMI permette di mostrare il logo del marchio accanto ai messaggi in alcuni client di posta. Richiede una politica DMARC severa e, per alcuni provider, un certificato a pagamento che attesta il marchio: verifica le condizioni attuali sui documenti dei provider. Per una piccola azienda è un passo di rifinitura da valutare dopo che SPF, DKIM e DMARC funzionano. Non cambia la consegna dei messaggi e non è un requisito di partenza; il lavoro di preparazione al DMARC severo è comunque utile.
Qualcuno scrive a nome mio: come lo scopro?
I rapporti DMARC servono proprio a questo: elencano da quali indirizzi IP partono messaggi che dichiarano il tuo dominio, compresi quelli che non conosci. Se li ricevi su una casella dedicata, controllali periodicamente o usa un servizio che li legge per te. Se emerge un abuso, avvisa i clienti con un messaggio sul sito e sui social, cambia le credenziali dei servizi collegati e valuta una segnalazione alla Polizia Postale. Per una frode concreta rivolgiti al tuo consulente legale.
Devo rifare tutto se cambio strumento di invio?
Una parte sì. Il nuovo fornitore ti darà le sue chiavi e le sue voci da inserire, mentre quelle del vecchio vanno tolte quando non lo usi più, così il record SPF resta corto e non lascia autorizzato chi non scrive più per te. Tienile finché i flussi automatici del vecchio strumento sono attivi. Dopo la migrazione ripeti la prova su una casella Gmail e rileggi i rapporti DMARC: il cambio è il momento in cui è più facile dimenticare qualcosa.